La Storia

La Riflessologia plantare ha una storia molto antica: i primi trattamenti realizzati massaggiando i piedi sono stati praticati in Cina ed India nel 5000 a.C., dove si usavano terapie mediche che utilizzavano la pressione delle dita per influenzare i campi energetici dell’organismo (agopuntura ed acupressione, digitopressione, shiatsu).

A testimoniare l'antichità di questa pratica è la Tomba dei Medici a Saqqara (Egitto, 2330 a.C. circa), dove sulle pareti è dipinta una scena di massaggio dei piedi e delle mani.

La pratica viene esportata poi in occidente grazie al famoso medico greco Ippocrate che insegnò ai discepoli il massaggio ai piedi.

In Italia, nel 1500 lo scultore Benvenuto Cellini, scrisse nella sua autobiografia di essere stato trattato “per dolori diffusi nel corpo, mediante robuste pressioni sulle dita delle mani e dei piedi”.

Nel 1834, un ricercatore svedese, Pehr Henrik Ling notò il collegamento fra i dolori provenienti da alcuni organi e determinate zone cutanee del piede e negli anni successivi Sir Henry Head scoprì l’esistenza di zone riflesse a scopi anestetici.

Quello che si può definire il Padre della riflessologia plantare moderna in occidente, è William Fitzgerald (1872 -1942), un medico americano specializzato in otorinolaringoiatria, il quale scoprì effetti, soprattutto analgesici, ottenuti esercitando delle pressioni in punti ben precisi delle mani e dei piedi. Nel 1917 pubblicò il libro intitolato "Terapia zonale", come alleviare il dolore a casa propria con cui illustrava le sue scoperte

Quando il dottor newyorkese Edwin F.Bowers conobbe la tecnica di Fitzgerald, decise di diffondere la riflessologia negli Stati Uniti grazie a trattati contenenti i principi di funzionamento della riflessologia basati sulle teorie del medico di Boston.

Negli anni trenta il lavoro di Fitzgerald e di Bowers fu portato avanti dalla terapeuta statunitense Eunice Ingham, che pubblicò due libri intitolati "Le storie che i piedi potrebbero raccontare" e "Storie raccontate dai piedi" con i quali tese a concentrare le sue attenzioni solamente sui piedi.

In Europa la tecnica riflessologica si è consolidata intorno al 1960 grazie all’opera di alcune allieve della Ingham, come Hanne Marquardt in Germania e Doreen Bayly in Gran Bretagna.

In Italia i due pionieri della ricerca riflessologica contemporanea furono il Prof. Giuseppe Calligaris (neurologo e docente presso l'Università di Roma dal 1910 al 1939) ed il Dott. Nicola Gentile che, nei primi decenni del '900, realizzarono vari studi e pubblicarono materiali che per l'epoca erano molto innovativi.

In Europa, dai primi del ‘900, diverse figure si sono cimentate con questa affascinate pratica e la ricerca ha portato all’identificazione di vere e proprie mappe, sui piedi e sulle mani, correlate agli organi e ai sistemi corporei.

 

In Italia, verso la fine degli anni ’80, la riflessologia plantare viene introdotta da Elipio Zamboni, massofisioterapista ed erborista. In seguito al diploma in Riflessologia ottenuto nel 1974 presso la scuola di Hanne Marquardt (metodo Fitzgerald), Zamboni pubblica il libro "Guarire si può" insieme all’amico giornalista Erasmo Buzzacchi.

Nel 1984 Zamboni riunisce la prima associazione di reflessologia plantare (A.I.R.P.), divenuta nel 1987 la Federazione Italiana Reflessologia del Piede (F.I.R.P.). La sua opera ha contribuito a gettare le basi della Scuola Triennale di Reflessologia Plantare e a promuovendone lo studio, la diffusione, lo sviluppo e la ricerca.

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